LA PATENTE DI "ARTISTA"
Di Admin (del 23/04/2008 @ 15:13:24, in Attualità, linkato 1683 volte)
Oggi i media insistono nel proporre trasmissioni come "X Factor" , o magari tutte quelle orribili trasmissioni della De Filippi, che avrebbero lo scopo di lanciare nuovi artisti sulla scena. Troppo spesso devo ammettere che sono anche seguite da un pubblico numeroso ed oggi sempre più fatalista e possibilista.
In effetti la domanda c'è e l'offerta, come in ogni "mercato" che si rispetti, non può far altro che soddisfare appunto questa richiesta.
Mi pare quindi di dedurne che una delle mercanzie più appetite oggi sia senza dubbio il "sogno".
E sappiamo anche bene che i sogni sono la rappresentazione di ciò che vorremmo essere e che spesso non siamo o, ancora, la materializzazione onirica di quel che vorremmo avere e che non abbiamo.
L'interrogativo che mi pongo e che vi pongo è questo: è sano partecipare ad una lotteria che renda più o meno sicuri noi stessi rispetto ad una nostra legittima aspirazione (il sogno) da tradurre in prospettiva lavorativa futura?
Allora, se il giudizio dei vari MORGAN, dei prof di Amici o della soubrette VENTURA sarà positivo, potremo camminare inpettiti e fieri di aver conseguito la famosa patente di artista!
Di conseguenza il lavoro arriverà certamente e produrremo tante belle cose artistiche che il pubblico apprezzerà perchè fatte da un artista con la "patente di artista".
Ma il gioco è spesso molto più complesso di quanto si creda.
C'è da dire che Intanto con le aspirazioni intime e spesso timide ed indifese di un artista potenziale o presunto non si deve fare spettacolo.
Il giocattolo potrebbe rompersi irrimediabilmente per una delusione o addirittura per un precoce successo svuotato però di tutti quegli elementi (la maturità, il sacrificio) che concorrono al suo ottenimento e che non sono surrogabili in un "concorso" se si vuol trovare forza, originalità e soprattutto capacità nella gestione di se stessi e della propria artisticità.
Il successo infatti è il più delle volte la conseguenza dello sviluppo di una dote artistica innata.Non c'è mai stata ne ci sarà mai una sola scuola che insegni a trasmettere emozioni.
Ciò che serve infatti è solo la propria sensibilità e la propria capacità di sintesi espressiva di tutti quei significati che la vita ci propone quotidianamente.Lo scopo è riuscire a intercettarli da un punto di vista privilegiato ed inusuale per riproporli in una chiave interpretativa personale più o meno condivisibile. Da qui nasce poi il target del proprio pubblico.
Mi rattrista pensare che chiunque riesca a dotarsi della famosa patente di artista, magari grazie al giudizio di quattro disperati pagati per dare una parvenza (solo parvenza per carità!) di serietà al gioco, si senta promosso e quindi pronto a sfidare tutto sicuro di imporsi.
Potrebbe essere solo una grande illusione.
Io penso che un artista debba sempre essere "eletto" dalla gente comune se si vuole che "parli" alla gente comune.
Col suo bravo bagaglio di esperienze e la voglia di comunicare ciò che filtra attraverso la sua personalità e stimola il suo istinto.
E deve essere ben temprato contro ogni incomprensione, ogni avversità, ogni coercizione che gli impedisca di esprimere compiutamente il suo pensiero.
Tutto questo lo impara nella vita di tutti i giorni. In quella vita fatta di persone normali e di fatti che gli passano davanti agli occhi stimolando la sua elaborazione emotiva. Ed è artista perchè riesce a trasmettere questa personale elaborazione in forme non convenzionali, caratterizzate sempre da un assoluta unicità.
Nessuno può giudicare un artista. Può solo condividere o meno il suo modo di interpretare la vita.
E non c'è un artista MEGLIO dell'altro!!!
E' come se ormai diffidenti verso tutti i concorsi che si fanno in cui arriva sempre primo il raccomandato di turno, si voglia in qualche modo ricreare quella fiducia nel futuro indicendo "concorsi" per sognatori, tanto la materia è talmente impalpabile...
Come diciamo noi: "E quanno buon buon e' vint ??".....
O vogliamo che quei principi meritocratici che non vengono applicati dove davvero ce ne sarebbe un gran bisogno, trovino vigore paradossalmente nell'arte? Che è l'unica libertà che ci rimane?
Insomma è possibile che nessuno si indigni per le trasmissioni televisive di cui sopra?
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